Piove. Sempre. Il battito delle gocce sulla finestra, rigandola. Il sole coperto dalle nuvole. Buio. Piove sempre.

Ma una mattina ti svegli, e improvvisamente ha smesso di piovere. Le nuvole si liberano dal cielo. Il sole è accecante ora. Talmente tanto che i suoi raggi trafiggono anche l’anima più grigia. Tepore.

E ti chiedi perché. Cosa è cambiato da ieri, dall’altro ieri, da una settimana fa, da un anno fa, da una vita intera.

Forse nulla. Forse tutto.

Basta scavare un po’ affondo nella propria anima. Subito, ecco, che lì si cela la risposta a quella domanda.

Non hai mai amato. O meglio, non hai mai imparato ad amare.

Non hai mai imparato ad amare altre, oltre che lei.

Ma lo sapevi. Sin dal primo giorno che l’hai vista, o forse eri troppo piccolo per esserne consapevole. Fanciullo.

Che senso avrebbe amare altre? A quale scopo, se lei è l’unica che fa questo effetto.

Ed eccoti, qui a leggere, per capire. Ed eccomi, qui a scrivere, per capirmi.

Quella mattina avrei voluto parlare con te, parlare del passato, parlare di quando non ci siamo parlati, parlare del più e del meno.

Mi basteresti te. Per un vita intera.

Ma non ho mai capito nulla dell’amore. Di come si impara ad amare.

Ma ti pensavo, ad ogni mio respiro, ad ogni mio battito. Ma non sapevo come amare.

Quella mattina avrei dovuto dirtelo, ma il sole mi accecava.

Non dovevo permettere alle nuvole di tornare, alla pioggia di riprendersi il cielo. Ma l’ho fatto. Di nuovo. Di nuovo. Di nuovo. Misero.

E ritorno a pensare di te. Lacrime sul viso. Sempre. Anche se le nascondo.

Da bambino ti urlavo “ti amo”. Adesso lo faccio nel silenzio più totale. Qui.

Vorrei sapere come stai. Vorrei sapere se stai bene, se sei felice. Spero tanto di si.

Forse è tardi per sapere.

Vorrei andare avanti, o almeno convincermi di provarci.

Vorrei non pensarti e averti qui.

Qui. Accanto a me.

Ti penso e piove. Sempre. Ti vedo e c’è il sole. Mi accechi. Sempre.

Indelebile.


Un dialogo tra il presente e il passato, tra il sè e l’altro.